postato da AleGaldiero alle ore 19:01
mercoledì, 24 giugno 2009

La sua testa ha deciso che il suo cuore deve stare zitto, che non deve respirare se non l'aria necessaria per sopravvivere.
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postato da AleGaldiero alle ore 22:47
martedì, 23 giugno 2009

"Sono pronto ad aspettare, perché ho la netta sensazione che una donna come te non si incontri facilmente" E' la frase che uno strafigo, dolce e affettuoso, dice ad una ragazza. Mitico! Waaaaaaaaaaaaaaau, se mi dicessero una cosa del genere non mi riprenderei più, ma è  roba da film. Anzi no, telefilm: Beverly Hills 90210. Ricordate? Kelly ha un figlio, è ormai adulta, sono passati almeno 20 anni dalla sua storia d'amore con Dylan e quando lui la richiama da chissà quale posto del mondo, dopo chissà quanti anni di assenza (perché si era andato a cercare lontano da lei visto che si era perso) lei sconvolta va in preda al panico e lascia su due piedi il tizio strafigo che le ha detto la frase iniziale.

Ma veramente sta facendo?

Era una semplice telefonata, non le ha neache promesso chissà cosa, non le ha dato nulla di certo, detto niente di importante, oltretutto chiamando sul telefono di Brenda (chissà per quale assurdo motivo) e lei che fa? Crolla miseramente appena sente la sua voce, la voce dell'uomo che le ha stroncato la vita, che l'ha massacrata, devastata, ingravidata e scappato via.

 Qua stiamo impazzendo.

Eppure questa non è che la realtà dei fatti. Succede tutti i giorni, basta un accenno, anche una frase di disgusto, però detta dalla voce giusta, che noi cadiamo come pere dall'albero. 

Ma siamo davvero così stupide noi donne?

Bhè mi sa di sì.

Comunque per inciso se Dylan e Kelly tornano insieme io vado fino a Beverly Hills e picchio a sangue l'autore. So loro che ci fanno credere nelle favole! Nella vita reale Dylan non tornerebbe mai dalla sua amata, se l'ha mai amata...

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postato da AleGaldiero alle ore 20:29
martedì, 23 giugno 2009

Cosa dire di certi posti? Che alla fine non ti scivolano addosso, ma ti lasciano una scia dentro come certe persone che fanno parte della tua vita solo per un pò. Ed ecco che ripenso all'ultimo viaggio, alla storia che ho sempre odiato, perché alla fine cosa importa di quello che c'è dietro, invece mi ha colto di sorpresa il passato di questo luogo misterioso e sacro allo stesso tempo, che porta sulla pelle ancora i segni del suo Dittatore maledetto. Le ferite sembrano non sanguinare più, i bambini che vivono nei tombini sono forse nascosti solo in certi anfratti, la crisi economica è abbagliata dai neon di cartelloni pubblicitari megagalattici di prodotti ad alto costo che i cittadini non si possono permettere. La verità dov'è? Perché nasconderla? Qual è? E le leggende che si sono inventate sono forse diventate realtà? E quel Dracula che massacrava le persone in quale altro orco si è trasfromato, è forse diventato il Dittatore caduto? E per quale motivo decidere di richiamare all'ordine un altro uomo crudele al potere, non bastava già quello di prima? Forse ci si sente più al sicuro così, come dicono i vecchi che hanno vissuto il Fascismo di Mussolini, gli anni in cui si poteva dire di dormire con le porte aperte perché si stava tranquilli? Sicuramente meglio di adesso? Perplessità...Si stava davvero meglio quando si stava peggio? Quando era evidente che andasse tutto male, ma in fondo le persone erano felici di quel poco che avevano, mentre adesso che va da schifo abbiamo tecnologie all'avanguardia, brillanti da mostrare e beni da consumare, però abbiamo dimenticato il resto?

Tante domande irrisolte, qualche affermazione buttata nel mezzo. Ad ogni modo quello che so è che bisogna vedere con i propri occhi. Io immaginavo ci fosse tutt'altro da quelle parti, come nel resto del mondo, del resto, ma viaggiando, adesso niente mi sembra possibile e tutto diverso da come vogliono farci credere.

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postato da AleGaldiero alle ore 19:13
lunedì, 22 giugno 2009

Ci sono certe mattine in cui ti esce proprio dal cuore la frase "ma che giornata di merda". Hai dormito poche ore e pure male, perché il temporale più catastrofico della storia di Napoli ha deciso di abbattersi sulla città togliendo l'asfalto e la spazzatura dai cassonetti per distribuirlo sulla strada insieme agli alberi sdradicati. Una notte piena di botte esagerate per almeno due ore, che sembrava di stare sotto i bombardamenti ed è risaputo che io personalmente mi cago sotto dei tuoni e quindi ho passato tutto il tempo con la testa sotto il cuscino per non sentire il rumore che comunque si schiantava di rimbalzo nella mia stanza e sudavo come un rubinetto, e sotto coperte, nonostante il caldo asfissiante, mi sono trovata in mancanza di ossigeno, visto che avevo la bocca tappata dalla stessa aria che sbatteva dal cuscino alle labbra. Il tutto piacevolmente accompagnato dal pensiero che l'uomo nero poteva entrare da un momento all'altro dalla porta per uccidermi. Questa fantastica nottata l'ho trascorsa dopo aver passato una serata tristissima con un'amica che è stata lasciata e non ha fatto altro che imprecare e piangere, mentre io non sapevo che fare, come consolare e cosa dire, e mi sono pure permessa di pensare "io ho reagito bene al mio abbandono visto che non ho versato lacrima con le amiche e non ho avuto questo crollo di nervi", ma lasciando perdere questo particolare del tutto fuori luogo, finalmente passa la nottata da incubo e il risveglio è di avvertimento per un'imminente rottura di zebedei che si sta apprestando dalla mia parte. Suona la sveglia, prendo il cellulare che continua a suonare e con una traiettoria incalcolabile salta dalle mie mani per terra aprendosi in due, ma per fortuna indenne. Allora ho sorriso, per mantenere una finta calma e mettermi in piedi, con il piede giusto. Mi dico, "ma guarda un pò, almeno c'è il sole, un sole che sembra estate" (ma poi ci ripenso, "cacchio dico, siamo in estate!") e scendo sbracciata lasciando l'ombrello a casa. Mi dico che non tutte le giornate iniziano male e finiscono così, cerco di convincermi che cambierà, provo a trovare un motivo di gioia, ma poi la verità è che sono terribilmente preoccupata e non per una sola persona, ma tante. Sto tenendo d'occhio un pò di gente e ognuno sembra avere una sua croce. Preoccupata per chi sembra stare male per amore, per chi sta male per davvero, per chi deve subire un'operazione, per chi sembra aver avuto un miracolo, e anche quello mette tensione, per chi fa finta che vada tutto bene, ma poi ha gli attacchi di panico, per chi non trova lavoro, per chi non trova l'anima gemella, per chi è stato lasciato, per chi ha lasciato, per un padre che vive nel riflesso di figli incontentabili e invecchia e si piega come un ramo al suo destino, per figli impauriti per i propri genitori che non riesce a consolare e si fa forza mettendosi da parte, per chi perde sempre qualcosa di sé, per chi si è completamente ritrovato ma in qualche altra cosa e quindi si è comunque perso.

E alla preoccupazione reagisco lavorando come una persona che non ha altro scopo nella vita, per annebbiarmi il cervello di assenza di pensiero, di fittizie utilità, ma poi mi viene da piangere e tiro su col naso per non versare lacrime e non penso più a me, a come sono ridotta io, perché non ha molto valore in questo momento, non è niente in confronto al resto. Così finisce la giornata e prima di dormire di una stanchezza che il sonno non porterà, continuo a lavorare dopo aver subito un'altra cascata di pioggia sul mio corpo, che impreca per aver lasciato l'ombrello a casa, "stupida che non sei altro". E mi viene di nuovo da piangere pensando che mi manca terribilmente, che più passa il tempo più viene meno il respiro, più mi sento sola e svuotata, privata dell'unica cosa che credevo valesse la pena vivere, certa che qualcosa che porti felicità di sicuro c'è, ci deve per forza essere, io l'ho già provato e in altra forma ritornerà, non può avermi lasciato sola. In fondo c'è sempre qualcosa di buono, mi dico, ed è davvero così, perché rientrando a casa ho trovato una lettera che me l'ha fatta ricordare con un sorriso ed oggi ho deciso che farò qualcosa di bello: adotto un bambino.

 

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postato da AleGaldiero alle ore 02:01
domenica, 21 giugno 2009

Certe notti sembra proprio difficile trovare il sonno e più lo cerchi, più lui ti conduce lontano, quindi non c'è altro da fare se non lasciarsi portare là dove lui vuole, per mostrarci ciò che vede di noi dal suo punto di vista.

Questo è un periodo molto particolare della mia vita, uno di quelli in cui sento che sta cambiando qualcosa dentro di me ed ho voglia di provare tutto; so che ne trarrò un'esperienza forte che mi porrà dinanzi ad una donna nuova e questo non può farmi che bene. Non voglio usare la parola "svolta" per spiegare quello che ho appena raccontato, perché l'ultima volta che l'ho detta, è successo di tutto (negativamente parlando) alle mie amiche ed a me, tanto che non saprei cosa altro possa accadere di peggio, ma preferisco non sfidare la sorte, la lascio riposare. Quindi semplicemente dico che sento una vibrazione intensa dentro di me che mi sta guidando altrove.

Stasera prima di mettermi qui a scrivere pensavo al grande amore dei miei genitori, di come si sono conosciuti, di quale piccoli inganno sia stato utilizzato per la conquista e di quale gioco sia stato protratto nel tempo perché la storia durasse il più a lungo possibile. Ho ripensato a tutte le lettere che mia madre e mio padre si scrivevano quando lui faceva il militare, una al giorno, a tutte le promesse che si sono fatte e poi hanno mantenuto, ad ogni emozione che prendeva forma dalle parole, ed ho pensato che anch'io voglio un amore così. Ma poi andando a prendere un loro quaderno, sono scivolati a terra dei fogli e quando li ho raccolti ho trovato dei pensieri che mi scriveva il mio ex quando eravamo in ufficio e di nascosto da tutti, metteva questi messaggi fra le carte del lavoro in cui c'erano segnati sentimenti profondi, unici, di un'intensità sconvolgente. Così ho capito che anch'io ho avuto il mio amore perfetto, il mio amore raro. Ed anche se triste della sua mancanza adesso, me ne posso andare a letto con la dolcezza nel cuore e la voglia di non perdere quello che abbiamo vissuto.

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postato da AleGaldiero alle ore 18:39
venerdì, 19 giugno 2009

Ti porto dentro

ovunque,

nel mio silenzio e nell'esplosione di un sorriso

lungo le pieghe del mio dolore

in fondo agli occhi un attimo prima di aprirli sul mondo.

Guarisci la tua malattia

io ti lascio dove sei

che non so dove sia

ma lontano da qui,

mentre senza dover mentire

ti porto con me in qualunque posto della mente e del cuore.

Ti lascio la bellezza delle mie lacrime,

le canzoni che scrivo,

i libri e le notti insonni,

così che tu possa avere tutto di me.

Ma accanto al tuo letto

c'è la parte più preziosa di quella che sono

e il sorriso che di te ancora amo

anche se mi manca...         (basta piangere...)

rubalo alla vita e nutri il tuo sangue.

Forse adesso sono io il tuo male, io il tuo amore, io il tuo niente.

PS: anch'io ti penso sempre...

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categoria : amore, amicizia

postato da AleGaldiero alle ore 22:42
lunedì, 11 maggio 2009

Sono appena rientrata, ma tornata da dove?

Che strana leggerezza, un silenzio che si posa sulle orecchie e vuole farsi ascoltare; dolce, emana la sensazione che producono gli abbracci, mi lascio andare e tendo tutti i miei sensi. Possibile che sia accaduto realmente? Non lo avrei mai pensato, non adesso.

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postato da AleGaldiero alle ore 22:24
giovedì, 07 maggio 2009

 
 Capita che si abbiano tante cose da dire, che ci siano molte, se non troppe cose da raccontare e da buttare fuori. Senza dubbio, in un modo o nell’altro quando si scrive una storia lunga o breve che sia si parte sempre da una fonte di ispirazione reale, se non addirittura da un fatto vissuto. Ed è da questo ultimo presupposto che nasce il nuovo libro (il terzo, per la precisione) di Alessandra Galdiero, scrittrice napoletana che pubblica con la Casa Editrice CSA “Non ho problemi a credermi”. Il fulcro di questa storia è l’amore, una storia d’amore forte ed incontrollabile, ingestibile ed incensurabile fatta di emozioni forti ed intense, di quell’intensità che somiglia al dolore (e se lo fosse per davvero e non si trattasse di somiglianza?). Attraverso questa storia d’amore l’autrice ci porta all’interno di un mondo fatto di pensieri che sgorgano senza nessun tipo di freno, abbandonando la classica “forma libro” in favore di un più Joyciano “flusso di coscienza”.

Questo breve ed intenso romanzo tocca anche temi di natura diversa eppure strettamente legati tra di loro: è proprio Alessandra a fare da collante tra tutti i minuscoli pezzi che compongono il suo personalissimo mosaico passando dall’amore più tenero e delicato, alla passione, al sesso ed anche all’amicizia ed al lavoro, lasciandoci entrare in un mondo di equilibri incerti e precari che solo chi si approccia lentamente ai 30 può capire ed assimilare.
Ai momenti di profonda autoanalisi Alessandra alterna spassosi istanti di ironia come quelli vissuti in ospedale a seguito un ricovero causato da un attacco di tachicardia (l’episodio è ovviamente in sé drammatico, ma i risvolti poi saranno decisamente comici), e quale posto più adatto di un ospedale per fare incontri surreali al limite del cabarettistico? Come non sorridere quando l’autrice ci parla delle sue amiche e colleghe di lavoro, e come non tornare a riflettere durante gli improvvisi ed assolutamente non filtrati momenti di osservazione della realtà?

“Non ho problemi a credermi” è un lavoro che assolutamente si “fa leggere” e che riesce a non scadere mai nella banalità, ma proprio in virtù dei presupposti così reali non potrebbe essere altrimenti. Da segnalare anche la bella collaborazione con Rinedda, artista dalla raffinata visualità (definito dalla stessa Galdiero “un poeta dell’immagine”) che ha disegnato sia la copertina del libro ed anche tutte le immagini che fanno da presentazione ad ogni singolo capitolo. In attesa del prossimo lavoro, che è già in cantiere e che toccherà tematiche totalmente nuove per l’autrice, non resta altro da fare che goderci “Non ho problemi a credermi” ed augurare un sentito in bocca al lupo a questa giovane autrice dalle idee decisamente chiare e dallo stile profondamente personale.
Per contatti
www.alessandragaldiero.it
 

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postato da AleGaldiero alle ore 22:08
giovedì, 07 maggio 2009

Sai come mi vedo fra qualche anno?

Sempre adagiata sulla stessa poltrona, con il plaid appogiato sulle gambe d'inverno, rannicchiata e fragile di quella forza che mi ha condotto fino a qui. Una luce dall'alto illuminerà le parole, quelle scritte da me, o quelle che starò leggendo.

Quest'immagine mi mette serenità, mi fa sentire in pace con me stessa, innamorata della vita che vivo.

Fino a pochi anni fa, per la smania di fare tutto e raggiungere chissà cosa, mi illudevo dei miei sogni, mi convincevo di cambiamenti futuri rivoluzionari e per questo perdevo puntualmente il presente. Le emozioni di cristallo le infrangevo, non lasciavo che si posassero dentro di me. Provavo solo la fretta, l'insoddisfazione, la voglia di gloria che non arrivava mai.

Adesso invece sono ferma e tutto mi si schianta sul petto con voracità, sono le emozioni che mi raggiungono, non sono io che le vado a cercare. Ci nutriamo l'uno dell'altra, io dell'amore, l'amore di me ed è stupendo per quanto complicato.

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postato da AleGaldiero alle ore 16:44
giovedì, 30 aprile 2009

Un pensiero dolce come una carezza, abbraccio tenero in cui perdersi e sparire, il sorriso complice di chi ti accompagna nella felicità...
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