Sicura di poter ritornare, rintanata rileggo tutto quello che per il momento ho dimenticato, ho accantonato.
Sicura di poter avere ancora le tue mani tra le mie trattengo l'emozione per quando tutto questo non ci sarà.
E mi accusi di essere poco conforme alle regole, mi dici senza pensiero, dovrei vivere quello che è adesso, quest'assoluto, questa pura bellezza, ma non è così che esisterei.
Note, notte, niente, manca...
Luce più o meno oscura, pelle che trattiene un odore che non è suo, senso di quello che ho provato ma non adesso, non per sempre.
Scaraventare a terra tutto quello che fa rabbia e oltrepassare la montagna sorvolando la noia e la certezza di non poter fare ogni cosa che si desidera.
Allungo frasi e resto interdetta, modello immagini che ho fotografato e sono di nuovo quella che ero apprezzando il lato ironico di quello che non potendo tornare ti deride facendoti delirare.
Passo il turno, schiaccio il pulsante, tiro la sorte in ballo e si incupisce il cielo della mia stupidità.
Condanno me stessa per non riuscire più ad amare come dovrebbe un amore.
Urlo ma se anche avessi tutta la voce sarebbe trattenuto e stridulo come un graffio di gesso sulla lavagna.
Ricerco il mio essere priva di me.